L’Energia Creativa

La verità è un cammino legato all’evidenza.

“Se senti una voce dentro di te che ti dice «non sei in grado di dipingere», allora senza esitare inizia a dipingere, e quella voce sarà messa a tacere.” ~ Vincent Van Gogh
Van Gogh aveva ragione! E la ragione ce l’aveva nell’affermare che ciò che, spesso, nella vita ci blocca sta proprio dentro di noi e agisce come una voce interiore che ci sussurra “ non sei in grado!”.
Ma andiamo per gradi…
Cosa vuol dire essere creativi?
Creatività vuol dire ideare, intuire, vedere cose mai viste prima, inventare nuove soluzioni.
Siamo tutti creativi, solo che non ce ne rendiamo conto.
Uno dei principali motivi sono le nostre false credenze, le nostre convinzioni negative.
La prima falsa credenza riguarda proprio il concetto di creatività.
Spesso releghiamo la creatività alla sola espressione artistica, alla pittura, alla scultura, alle idee pubblicitarie, a tutto ciò che possiamo vedere con gli occhi. Sicuramente vero, ma ciò che ci sfugge è che così facendo la mettiamo a distanza e da lontano la guardiamo con timore reverenziale.
Ciò di cui non ci rendiamo conto è che non esiste un pensiero, un’idea, un’azione, che non possa essere creativa!
Le altre credenze riguardano invece proprio noi stessi.
Se facciamo riferimento a questo periodo storico caratterizzato da perplessità e incertezze, osserviamo un calcificarsi di alcune convinzioni negative nei pensieri di ognuno di noi: “Non  riesco a cambiare le cose… non sono capace… la situazione non cambia”. Eppure lottiamo, ci sforziamo, ci arrabbiamo, ma … Siamo fermi! Ciò di cui non ci rendiamo conto, è che stiamo agendo secondo la logica delle stesse convinzioni. Non siamo creativi!
Sicuramente queste credenze su di noi sono sempre esistite, ma è proprio nei momenti di crisi e di difficoltà che esse si palesano. Le viviamo come vere, come assunti di base su di noi, ma non siamo consapevoli che non sono reali. Agiscono al di là della nostra consapevolezza.
Consumiamo molte convinzioni su di noi..” sono così.. Io agisco così, … sono sempre stata/o così”. Ma facendo in questo modo ci impediamo solo di attingere a parti di noi altrettanto autentiche e che possono risultare fonti di grandi risorse e potenzialità. Sono le nostre parti creative.
Il punto è, per dirla con le parole di F. Nietzsche, che “Le convinzioni più delle bugie sono nemiche pericolose della verità.”
Non scegliamo consapevolmente le convinzioni secondo cui vivere, poiché la maggior parte di queste sono inconsce e derivano dall’educazione ricevuta, dalla dimensione sociale e culturale di riferimento e da interpretazioni che abbiamo dato nell’infanzia a eventi della vita, con la relativa mancanza di maturità e di prospettiva tipica dei bambini.
I bambini corrono dentro casa trasformandola in una pista, in un campo di calcio, colorano, spesso sui muri, rompono i giocattoli per guardarci dentro. Perché’? perché sono creativi, sono curiosi, inventano soluzioni. Sono autentici.
Cosa accade loro allora con il crescere?
Un bambino che corre dentro casa e rompe un oggetto importante può essere sgridato dalla madre in malo modo, forse perché è stanca o quell’oggetto era importante per lei. Il punto è che il bambino non lo sa o non lo capisce, pur spiegandoglielo. L’unica cosa che vede è la reazione, lo sguardo, il tono del genitore o la punizione. L’unica cosa che sente è la mortificazione o la frustrazione o la rabbia o la paura. L’unica cosa che apprende è che non si può fare, perché farlo comporta delle conseguenze e può creare disagio al genitore. La sua mente associativa riassume in un passaggio semplice questo evento ed eventi simili tra loro.

Spontaneità= punizione oppure spontaneità =delusione di mamma e papà.
I bambini vogliono fare imprese grandi, vogliono andare sulla luna, vogliono costruire palazzi, vogliono diventare pittori, piloti di astronavi. I loro desideri non hanno la consapevolezza del tempo o del denaro. Ma l’adulto che ascolta spesso commenta, ride, sbeffeggia o fa finta di crederci e il bambino se ne accorge e ancora una volta si mortifica e ancora una volta farà la sua associazione che rafforzerà la precedente.
In casa i genitori parlano, si confrontano, esprimono giudizi su questo o quello, su ciò che è considerato opportuno o superfluo e spesso la creatività, è annoverata nella seconda categoria. Spesso si sente dire infatti che le persone creative muoiono di fame, che essere creativi non dà da mangiare, che i creativi sono disorganizzati o inconcludenti… . I bambini sentono , ascoltano, non capiscono i motivi reali di tali affermazioni o considerazioni, ma si fanno un’idea.
Quindi se creatività = poca concretezza, disorganizzazione, insuccesso, povertà follia e autenticità= creatività, allora se sono autentico, non sono efficiente, non sono utile, sono folle, deludo, sono destinato all’insuccesso e alla mortificazione.
A lungo andare queste associazioni diventeranno le loro convinzioni.
Così le nostre convinzioni passate diventano la realtà del nostro presente; ciò che abbiamo creduto a 3 o a 5 anni, ora, dalle pieghe del nostro inconscio, continua ad agire al di là della nostra mente consapevole.
L’inconscio funziona come un magazzino infinito di tutte quelle informazioni che non sono state elaborate a livello cosciente. Ciò che avviene è che le emozioni che sono troppo difficili da gestire, da affrontare, perché si è troppo piccoli o semplicemente non si è pronti, vengono messe via, da parte, finendo nell’inconscio.
Il bambino sgridato inaspettatamente per essere stato autentico, è troppo piccolo per gestire la mortificazione, o la vergogna o la tristezza e, per proteggersi da questo bagaglio emotivo troppo ingombrante per lui, lo rimuove.
Tutto il bagaglio di informazioni ed emozioni che rimane nell’inconscio però, non è sparito, è stato solo messo sotto controllo dalla mente consapevole, che le riconosce come pericolose. È come se dicesse…” se li hai messi qui è perché sono pericolosi e quindi non ci devi accedere”. In altre parole è la paura della paura che ci blocca!
Così ogni qual volta potremmo trovarci davanti ad una situazione dove siamo chiamati ad essere spontanei, o autentici o immediati, possiamo bloccarci, ci possiamo frenare. Questo perché ci spaventiamo, perché abbiamo memoria inconscia di ciò che è accaduto quando lo siamo stati in passato. Temiamo di poter essere nuovamente mortificati o giudicati e questo ci fa bloccare. Sentiamo la pressione di quelle mozioni che abbiamo messo via e con cui non ci vogliamo più confrontare. La mente consapevole allora funzionerà da guardiano per evitare che questo accada e, per non farci correre il rischio, ci farà agire una serie di comportamenti difensivi come la rigidità, la razionalità, l’insicurezza, la cautela ecc … . Ci farà capire (nella realtà ce lo fa credere) che non possiamo o che non dobbiamo o che non siamo in grado.
Così tanti comportamenti si ripeteranno all’infinito. Faremo rumore, tenteremo di cambiare le cose, ma ciò di cui non ci accorgiamo è che useremo sempre la logica di quelle convinzioni negative, la logica dell’io non posso. Perché paradossalmente questo ci serve per la sopravvivenza.

Essere creativi significa tirar fuori parti autentiche di sé, ma se abbiamo imparato che ciò non è possibile, pena la delusione o la mortificazione o la punizione, va da sé che l’assenza di creatività, non è una mancanza di capacità, è paura!
In realtà ci blocchiamo proprio nel momento in cui pensiamo alla creatività o ad essere creativi, proprio perché ci rimanda ad un’idea introiettata di questa e all’emozione di paura ad essa associata.
Ma ogni volta che troviamo delle soluzioni nel quotidiano, ci adattiamo a delle situazioni di cambiamento o immaginiamo o sogniamo, noi siamo creativi.
Creare vuol dire agire, è azione immediata, non pensata, non prestabilita ! L’azione non è attività.
Siamo i figli dell’attività, tutto deve essere veloce, facciamo un milione di cose e ne pensiamo altrettante, ci consumiamo nel fare.
Così facendo però consumiamo solo energie e finiamo con il vivere in giornate che si assomigliano sempre di più.
Stare in attività però è un modo per fuggire da sé.
Sospendere l’attività, invece, consente di entrare in contatto con noi stessi, è un modo per incontrarci nel profondo, per sentirci, per diventare consapevoli. È un agire in noi stessi, nel qui ed ora.
Ma questo, sicuramente, può creare disagio!
Non è un caso infatti che spesso si abbia paura del silenzio. Il silenzio è uno spazio vuoto ( o svuotato dall’azione) in cui si esprime l’assenza del fare e non posso sfuggire. È il momento in cui la pressione di ciò che io ho messo via si fa sentire, fa rumore, e il disagio che provo è la paura che se dovesse venir fuori non trovi accoglienza. E allora ci si sente esposti, in pericolo! qualcuno ci può giudicare!
Ma se provassi a mettermi in ascolto? Se provassi a restare in silenzio, vincendo il bisogno del fare per scappare, cosa potrebbe accadere? Tutto! Forse scoprirei che tutto ciò che mi bloccava era solo la paura della paura! Forse scoprirei che dentro di me c’era un mondo interiore che cercava di farsi conoscere. Forse incontrerei la mia Anima!
Dico questo perché, spesso, credenza comune è quella di pensare che andando dallo psicologo si possa riuscire a raggiungere il benessere grazie alla sparizione del sintomo. Così facendo passerà allora anche il dolore. Ciò che sfugge, in realtà, è che dietro al sintomo c’è proprio tutto quel bagaglio di emozioni relegate nell’inconscio e che premono per essere riconosciute. Incontrando quelle emozioni allora il sintomo sparisce, ma oltre al sollievo si scopre, in realtà, che qualcosa è accaduto. Insieme a tutte quelle emozioni con cui si riesce a fare finalmente i conti, avviene un incontro meraviglioso, l’incontro con i propri potenziali, con le proprie forze vitali e risorse più autentiche. Ciò che accade è che si incontra la propria Anima.
È importante ricordare che il termine “psicologia” deriva dal greco psyché (ψυχή) = anima e da logos (λόγος)= discorso, studio. Letteralmente la psicologia è quindi dialogo con l’anima.
Questa definizione si venne a costituire con la nascita delle prime scuole filosofiche. Prima ancora però il termine anima significava “aria”, “respiro, soffio”, e, di qui, “principio vitale”.
Se ci soffermiamo sul concetto di aria e respiro, nella loro funzione di mantenerci in vita, ci rendiamo allora conto che l’anima vive in una interconnessione costante con tutto ciò che ci circonda, noi siamo interconnessi con il Tutto. La respirazione è uno scambio costante con il mondo esterno!

Se riesco ad entrare in contatto con me allora, posso riuscire a risuonare con tutto il mondo esterno, posso sintonizzarmi con il fuori, accoglierne le energie vitali rispondere ai suoi segnali, trovare le risposte che mi servono, scoprire che non sono solo! Posso rigenerare la mia forza e trovare la mia strada, la mia inspirazione, la mia creatività. Semplicemente non facendo nulla… mettendomi solo in ascolto.
Nel momento esatto in cui questo accade mi sto spostando dalla mia mente logica, sto spostandomi dalle mie convinzioni, sto allontanandomi dall’intelletto. Sto usando la mia intelligenza!
C’è una differenza sostanziale tra intelligenza e intelletto. Con l’intelletto, mi allontano da me, “fingo” di essere qualcosa. L’intellettuale è colui che usa e abusa di tutta una serie di informazioni per muoversi nel mondo, per spiegarsi gli eventi. L’intellettuale mette a confronto tutto ciò che vede con ciò che sa e lo infila in categorie già precostituite. Non fa esperienza del mondo, lo guarda attraverso le idee che non sono sue, ma che ha preso in prestito da altri. Egli si sentirà sempre un outsider, perché tra lui e il mondo esterno non c’è comunicazione, non c’è dialogo, non c’è incontro. L’intelligenza è sentire ciò che accade e riuscire a farne qualcosa. Essere intelligenti vuol dire essere creativi.
Quando sono creativo ,sospendo l’attività, mi sono sintonizzato con ciò che sento, ho cambiato frequenza. In altre parole non penso, ma il paradosso è che ciò che miracolosamente accade è che è sbocciato proprio un pensiero autentico su di me, una traccia che mi sta conducendo.
La creatività abita nella nostra autenticità. Diventare creativi, vuol dire aver alzato il velo che ci separa dal nostro vero sé, dalla nostra Anima. È nell’energia dell’Anima che sono racchiusi tutti i nostri potenziali. Il suo obiettivo è riuscire a farceli esprimere per poter fare la giusta esperienza. Questo, ci renderebbe liberi di seguire qualunque direzione possibile per noi.
La logica animica segue un linguaggio intuitivo – creativo, il suo processo esula dalla logica formale. L’energia creativa è l’energia delle emozioni, parla lo stesso linguaggio, comunica con le stesse vibrazioni e frequenze. E in questo senso, entrare in contatto con le nostre vere emozioni, imparare ad esprimerle e liberarle dallo sgabuzzino interiore, significa liberare energia creativa. Significa essere in contatto con la propria autenticità. Questo ci consente, in un secondo momento, di sviluppare un linguaggio intuitivo creativo che ci permette di comunicare nel profondo con la nostra Anima, di decodificare i suoi messaggi e di metterci sulle tracce del viaggio che dovremo intraprendere.
Gli strumenti a nostra disposizione possono essere molti, ma fondamentale è che ci guidino verso un processo di consapevolezza. Siano essi percorsi coadiuvati da strumenti come l’espressione creativa, attraverso l’uso dei colori, visualizzazioni, attraverso l’uso di immagini, induzioni regressive, piuttosto che, l’uso del linguaggio simbolico del Tarot che conduce ad una scoperta e un approfondimento del nostro mondo interiore o la Meditazione, che spinge al superamento dei confini dell’Ego. Qualunque esso sia il percorso o lo strumento il fine è di aiutarci ad entrare in contatto con la nostra profondità, spingendoci fino ad un dialogo con la nostra Anima.

Dott.ssa manuela Megna