Dall’altra parte dello specchio

Brano tratto dalla Conferenza “Dall’altra parte dello specchio” a cura di Paola Matteucci

…I latini chiamavano “persona”, la maschera di legno che gli attori indossavano sulla scena, nei grandi teatri di allora…che aveva un duplice scopo: da un lato, la sua mimica esagerata serviva a esaltare il carattere tragico o comico del personaggio in questione, dall’altro lato, permetteva di aumentare il volume della voce dell’attore, vista la mancanza di microfoni…
La maschera quindi, la persona, non è altro che quella combinazione di corpo e mente che consente all’attore di venire fuori, che consente all’ Anima di venire fuori…

L’Anima, invece, è il canale attraverso cui l’energia dello Spirito fluisce e in quanto espressione dello Spirito ha fiducia in tutto ciò che accade, non ha paura…Quando entriamo in contatto con questa parte di noi la sensazione che si prova è di pace, di calma, di serenità…in quello stato abbiamo la piena percezione che qualsiasi cosa stia accadendo nella nostra vita abbia un senso e se lo accettiamo come parte del nostro cammino, senza condannarlo, senza metterlo via cominciamo a sentire un profondo senso di armonia e, lentamente, ci muoviamo verso l’integrazione tra Anima e personalità…per creare un Individuo che come dice la parola stessa è indivisibile… Individuo = latino individuum – “particella indivisibile”, “cosa unica.
Integrare personalità e Anima non è compito facile…per integrare dobbiamo necessariamente conoscere cosa integrare, e trasformare le parti in modo che possano diventare l’una il complemento dell’altra…dobbiamo conoscere entrambe le parti: la personalità: le mie paure e l’Anima: il mio infinito…
Per entrare in contatto con la nostra Anima per esempio uno dei modi più efficaci è la “meditazione” e meditare significa semplicemente entrare nel proprio silenzio, nel proprio spazio vuoto che è uno spazio senza conflitti cioè senza opposti e restare lì …nella percezione dell’assenza di spazio e tempo dove posso riuscire a contattare la mia Anima e da lì… il Tutto che mi circonda…

Plotino ci parla dello spazio vuoto: nel 6° libro delle Enneadi immagina che un adepto chieda al maestro come fare per cogliere l’Uno, l’extasi, il maestro risponde con una frase soltanto Aphele panta “Togli ogni cosa”…
Stare nello spazio vuoto è difficilissimo perché abbiamo una mente che non smette mai di produrre pensieri…ma con pazienza e addestramento possiamo riuscire…abbiamo a disposizione uno strumento incredibile che utilizziamo senza accorgercene ogni istante della nostra vita: il respiro…il respiro ci ricorda in ogni attimo che tutto è collegato, che tutto fluisce in uno cambio continuo tra interno e esterno, tra inspirazione e espirazione, tra spirito individuale e spirito cosmico, tra Atman e Brahaman… attraverso il respiro porto l’universo in me e libero la mia energia nell’universo …
Ma se lo spazio interiore, invece di essere vuoto è pieno di paure, insicurezze e angosce cosa succede?
Succede che tutto quello che ho messo via, represso emerge…è come togliere un tappo…e tutto ciò di cui non mi sono fatta carico fino a quel momento esce come un fiume in piena…
E a quel punto ho due possibilità: o mi dico che non è importante.. anzi che sto peggio e quindi lo rimetto via e comincio a “fare cose” senza mai fermarmi… ….. oppure colgo l’occasione per cominciare a svuotare la mia soffitta…

la soffitta è il nostro inconscio, immaginiamolo così: un grande magazzino pieno di cose…quelle cose che non sappiamo dove mettere, che ci danno fastidio in casa perché sono troppo ingombranti o perché in questo momento non ho tempo per occuparmene e mi dico “ora lo metto lì e poi…” oppure cose che sono troppo vecchie di cui, però, non voglio liberarmi perché ci sono affezionata.. Tutti noi mettiamo talmente tante cose in soffitta che se ci torniamo dopo un pò di tempo sicuramente ci siamo dimenticati di tutto quello che c’è…
Ecco questo è l’inconscio se sostituiamo la parola “cose” con emozioni ne abbiamo una metafora perfetta …
Nell’inconscio, quindi, molto brevemente, c’è tutto ciò di cui non sono cosciente in questo momento: non possiamo essere sempre e costantemente consapevoli di tutti gli stimoli che ci arrivano in ogni momento…quando cammino per una strada sono bombardata da mille stimoli visivi, uditivi, emozionali, tutto entra in me ma va in soffitta perché niente di tutto quello è importante in questo momento per me… Pensate al nostro cervello arrivano più di 400 miliardi d’informazioni al secondo ma noi siamo consapevoli solo di 2000 informazioni al secondo che riguardano il nostro corpo, il tempo che scorre ecc…la nostra parte consapevole elabora dati coerenti con ciò cui è abituata; ciò significa che le esperienze sono determinate dalle aspettative le quali a loro volta si fondano sulle convinzioni della persona….
Quindi noi utilizziamo una informazione mentre altre 200 milioni finiscono nell’inconscio…per cui la realtà come noi la intendiamo rappresenta una infinitesima parte di una realtà molto più grande….
Ancora nella soffitta troviamo anche tutto ciò che la morale, l’etica quello che gli psicoanalisti chiamano il Super Io non ci permette di esperire consapevolmente perché non va bene, non è giusto, non è corretto ecc…
un altro tipo di contenuti dell’inconscio sono chiusi in un cassetto a chiave perché sono i traumi, le sofferenze del passato e quindi li metto via…un trauma in senso psicologico significa trovarsi difronte ad un evento difficile, doloroso che accade improvvisamente quando non abbiamo, in quel momento, gli strumenti adeguati per affrontarlo…così i nostri meccanismi di difesa si attivano e allontanano da noi quell’emozione dolorosa mandandola in soffitta-rimozione-.
Ora il meccanismo di difesa si chiama così proprio perché deve difenderci, e lo fa allontanando dalla nostra consapevolezza l’emozione dolorosa…Fantastico! Purtroppo però quello che non sappiamo è che funziona solo per un periodo, poi dovremmo andare in soffitta e occuparcene, invece quello che facciamo tutti è di lasciarlo lì…illudendoci che ciò che non vedo non esiste…
Dovremmo avere il coraggio di metterlo a posto…di aprire il cassetto e vedere ciò che c’è… altrimenti accade che una persona ci dica qualcosa, faccia qualcosa che va in risonanza con quell’emozione ed io reagisco come se mi trovassi di nuovo davanti al trauma…cioè reagisco ancora al passato nel presente…e così mi blocco…non vado avanti rimango a reagire, in realtà, al passato…sono ancora lì…
Ma se comincio a pulire la soffitta, a mettere a posto cosa succede?
Quante volte capita che dopo aver messo a posto la soffitta in cui non entravo da tanti anni ritrovo delle cose che non avrei mai immaginato?….magari di quando ero piccola ricordandomi di come ero allegra o della voglia di vivere che avevo ….rientro in contatto con parti di me che avevo scordato…
oppure nel rimettere a posto mi accorgo che cose che avevo buttato lì, perché non sapevo che farci, oggi messe insieme possono essere utili….
Insomma possiamo scoprire le nostre potenzialità, le nostre risorse…quei talenti di cui ci siamo dimenticati a cui non abbiamo dato credito per tanti motivi…i nostri sogni…quello che sognavamo di essere….la nostra forza
Ecco, quindi, che se faccio pulizia…quando mi fermo ad ascoltare il vuoto…il contatto con la mia Anima sarà più fluido, più chiaro e nel momento in cui entro in contatto con le parti spirituali, profonde, succede che ciò che è veramente importante da seguire comincia ad arrivare dall’interno…e l’unica cosa che dobbiamo fare è ascoltare…ascoltare e affidarci…
spesso le persone credono che affidarsi avere fiducia significa avere fiducia negli altri, nel mondo…personalmente credo che questo non sia corretto…è in noi stessi che dobbiamo avere fiducia, fiducia nella nostra capacità di reagire a ciò che succede prendendone sempre il meglio…
La parte spirituale sa cosa può portare alla felicità, e non è una felicità legata all’idea del domani o all’euforia, ma è una gioia nel presente, nel fare quello che stai facendo in quel momento…i giapponesi sono dei maestri in questo…nell’arte di preparare il tè c’è tutta spiritualità di cui abbiamo bisogno….
la paura è nel futuro, si ha sempre paura di ciò che può succedere…la paura non esiste nel presente…la paura è mancanza di consapevolezza….e per essere consapevole io devo essere qui e ora…devo essere nella vita in ogni momento..
Per rimanere nel presente possiamo chiedere aiuto al corpo… abbiamo uno strumento incredibile a nostra disposizione…il corpo…che è un ponte … tra il finito e l’infinito…rappresenta ciò che è finito-corpo fisico- ma porta in sé l’infinito- l’Anima-per questo è importante ascoltare il corpo e coinvolgere il corpo per entrare più strettamente in contatto con la parte spirituale …
Quando il corpo ci manda un segnale ad esempio un attacco di panico ci sta dicendo che c’è qualcosa che non và nell’espressione di noi stessi…ci allerta che non stiamo andando nella direzione giusta per trovare la strada di casa… che dobbiamo cambiare qualcosa della nostra vita, del nostro modo di pensare, nel nostro modo di prenderci cura di noi stessi…il corpo ci dà un accesso diretto alle emozioni e stimolare alcune parti del corpo, come accade nella riflessologia emozionale per esempio, può liberare l’energia bloccata…
ed ecco che la guarigione diventa un processo per “essere”, per venire fuori… i disagi diventano così non un fastidio da eliminare ma la voce dell’Anima inascoltata, la perdita della nostra originalità…e nel seguirla possiamo riconoscere semplicemente che siamo una parte del tutto e come tale abbiamo il tutto dentro di noi.